Bianconiglio stavolta non è il coniglio pedinato dalla ragazzina, bensì un gioco che ho inventato qualche anno fa. Mi ha tenuto compagnia in lunghi viaggi passati accovacciata sul sedile posteriore di un’auto. Oggi mi va di giocarci con voi. Serve solo una connessione internet. Provateci a casa.

L’idea è che è tardi per esplorare l’Oriente o il Nuovo Mondo (e Leopardi, giustamente, se n’è dispiaciuto) ed è presto per esplorare lo spazio. Se si vuole esplorare la mente e l’alterazione delle percezioni, invece, si è in tempo, ma mi dicono che gli effetti sulla salute sono un po’ deleteri. Ci resta da esplorare l’Internet.

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Si parte scegliendo un punto di partenza. Vietati i social network e qualsiasi cosa funzioni sulla base di feed e algoritmi. Io spesso parto da un qualsiasi post del blog mezzanottefonda; blog che, pur non aggiornato da diversi anni, rimane una miniera di meraviglie, e che vi consiglio ben al di là di questo gioco. Credo tra l’altro che il gioco stesso sia nato leggendo una riflessione sull’ipertesto proprio in un articolo (che non saprei ritrovare) di quel blog.

Oggi, nel pieno spirito del gioco, clicco su “leggi un post a caso”. Si apre Galimberti a Sassuolo: follia e creatività. La regola è: si legge tutto finché non si incappa in un link, a quel punto si molla senza neppure finire la frase e si passa al link. Vietato ignorare link. Vietato tornare indietro. Il gioco finisce quando si incappa in un vicolo cieco, o quando ci si è proprio annoiati. Dopo la fine del gioco vale tutto e si può anche andare a ritrovare quel che sembrava interessante e si era dovuto tralasciare per seguire le regole; ma solo dopo. Quando si cade, si cade di culo.

In questo caso il link arriiva dopo neppure una frase e ci manda sul sito del festivalfilosofia. In un sito come questo è difficile capire quale testo leggere, o quale link “venga prima”; l’importante è essere onesti e seguire il buonsenso più che il gusto. Comincio a leggere le news. Apprendo subito una brutta notizia dal mondo della ricerca filosofica; poi, scorrendo ancora, capito nella pagina dei video delle lezioni del festival. Qua non so cosa fare: si guardano i video? Ma poi, quello non conta come YouTube?

Decido di non guardare i video seguendo un semplice criterio: accovacciata sul sedile posteriore di un’auto non l’avrei mai guardato (difficilmente mettevo gli auricolari in quella circostanza, e poi avrei consumato troppi dati).

Vicolo cieco, dunque. È stata una buca piccola: abbiamo decisamente spazio per una seconda.

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(Intanto ascolto la Playlist “mad hatter” su Spotify, quella di cui parlavo nello scorso articolo).

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Riparto di nuovo da mezzanottefonda, perché in certe cose sono abitudinaria. Di nuovo un articolo a caso: questa è la volta di Amore, un’analisi concettuale, articolo che ho già letto e molto apprezzato, malgrado un certo eccesso di schematicità. Lo rileggo; nessun link; per la prima voltà leggo anche i commenti. Niente. Allora seguo un pingback e capito in un articolo affine, anch’esso letto in passato: Amore divino – ancora un’analisi concettuale. Anche stavolta nessun link, con l’eccezione del pingback al precedente articolo (va bene la tana del Bianconiglio, ma non mi getterò in un loop). Rileggo in ogni caso l’articolo e leggo i commenti (di nuovo lo stesso “Gianni” che aveva commentato l’altro articolo!). Ancora niente link.

A mali estremi, sotto l’articolo sono citati “articoli simili”. Uno è quello da cui venivo, il secondo invece è In principio era la menzogna. Adesso la caduta va spedita: dopo poche parole grazie a un link cambio blog e mi trovo a leggere un articolo di un blog filosofico chiamato “La botte di Diogene” e nello specifico un articolo intitolato Dio è vegetariano (e forse pure androgino). Direi che il filone religioso sta andando avanti. Nel primo paragrafo il blogger si para immediatamente il culo: lui sta interpretando la Bibbia senza essere uno studioso né un esegeta, sì, ma “la Bibbia non è un testo scientifico, né vi si discetta di teorie fisiche o di teoremi matematici da dimostrare, e dunque non si può far altro che interpretare”. Io non sono né esegeta né esperta di Sacre Scritture, ma ne conosco qualcuno e so che s’incazzerebbe a leggere questa frase. Io m’incazzo un po’ di seconda mano. L’interpretazione prosegue fino alla fine dell’articolo non dicendo granché di nuovo, nonché senza link che mi forniscano una via di fuga. I commenti sono una buca profonda, ma non nel senso buono in cui speravo. Con del bellissimo sessismo che fa tanto internet del 2007: “Dio è donna” “Allora non sa fare la retromarcia!”. Che bello.

Riporto una perla dai commenti: “e inoltre non so cosa ce ne dovrebbe calare di un dio che non ce e glie ne importa un cazzo e che se ne sta lassù a guardar dabbasso fra madonne angeli arcangeli in colonna troni e cherubini. io di gran lunga preferisco i diavoletti che camminano corrono vanno in bicicletta e si divertono come matti su questa terra maledetta“. Meraviglioso.

Proseguendo mi rendo conto che lei, la stessa commentatrice “mi”, in certi punti è ai limite del flusso di coscienza: “davanti alla televisione (con tutte le solite immagini di orrore e di sangue e di gente che si toglie la pelle si pugnala alle spalle si affoga nelle catinelle e sotto un cuscino e si sfracella nelle auto lanciate come bombe e precipita in gruppo in lattine di ferro arrugginite nei burroni o che dall’alto dei cieli direttamente si polverizza fino a terra però pasciuta e rimpinzata di birra alcol e zuccheri)“: non riporto tutti i suoi commenti perché ho misericordia, ma vi consiglio di andare a leggerveli. Il commento citato è comunque fuori tema, e infatti gli altri commentatori hanno le loro perplessità. Da come procede la conversazione si capisce che qualcuno ha esagerato coi toni ed è estato necessario un intervento di moderazione (modifica o cancellazione di commenti): ah, che bei tempi! Un nome di un commentatore è cliccabile, ma porta a un social network, quindi nulla da fare. Si parla del fatto che Giovanno Paolo I dopo aver detto che “Dio è madre” (oltre che padre) è subito morto. Ci si propone di leggere la Bibbia sotto l’ombrellone. Nasce il progetto di un’opera teatrale a sei mani scritta su Google Doc. Un commentatore cita Alain Fournier e ne linka la pagina wikipedia, il che è una bella coincidenza (è da un mese che ho la fissa di leggere Le grand Meaulnes!) ma anche un bel dilemma, che non mi era mai capitato: Wikipedia conta o no? Non è un social, ma è decisamente autoreferenziale. Nuova regola dunque (è un gioco assai flessibile): niente Wikipedia, e che la caduta sia il più possibile ripida.

Allora si passa al primo degli articoli correlati: Quel che penso davvero il 19 tesi. Per fortuna rapidamente un link mi rimbalza a Lezione spinozista 5 – “Ipse Dixit” cum summa summae. Stesso blog, nessun link. Anche stavolta si passa ai commenti; dal nome di un commentatore passo al blog Sito dell’ideologia verde, dalla grafica assai casalinga, e subito al primo articolo, “La mossa di Renzi che potrebbe portare chiarezza sulla scena politica italiana“. Siamo nell’aprile 2018 e mi sembrano sette vite fa. Comunque, nessun link, nessun commento, e in questa piattaforma non esistono gli articoli correlati. Finisco sul profilo utente blogspot dell’autore e da lì all’altro suo blog, chiamato vattelapesca (sic), che è… vuoto.

Vuoto.

Letteralmente un blog fatto per fare la prova.

Non ero mai arrivata a un vicolo cieco quanto questo.

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Solo per voi, e per la numerologia dantesca, faccio un terzo e ultimo tentativo. Siccome la filosofia di questi due viaggi è stata davvero troppa scelgo un inizio completamente diverso, sperando che ci porti più fortuna. Parto da un altro dei miei blog preferiti (anche lui un po’ defunto, ma da meno tempo): Tapirullanza. Si parla soprattutto di narrativa fantastica nelle sue più svariate accezioni, specie quelle strane (Bizarro Fiction, New Weird, sottogeneri vari della fantascienza, etc). Non trovando un pulsante che mi consenta di vedere un post casuale scelgo a casaccio dall’archivio, prendendo un mese a caso, e finisco sull’articolo del febbraio 2014 Buone notizie dal Vaticano, che in effetti è uno strano titolo per un blog a tema fantastico. Ma va bene. Arrivo alle parole “quel suo bizzarro racconto in cui un cardinale robot viene eletto al Soglio Pontificio”, frase che in effetti spiega molte cose. Vado avanti e presto è linkato un altro articolo del blog stesso (Il dilemma di Benedetto XVI), postato l’anno prima: in occasione delle dimissioni del Papa, il blogger aveva voluto ripescare un vecchio racconto di fantascienza di “tale Herbie Brenner” (in realtà Brennan) e pubblicarlo. Il bello è che quel racconto parla di un Benedetto XVI che non è quello che conosciamo: quando l’autore l’ha scritto c’erano stati solo quindici Benedetto, e Brennan si è inventato il suo sedicesimo…

Non arriviamo a cominciare a leggere il racconto, perché finiamo su “Blogo”, a leggere, fra una pubblicità e l’altra, Il dilemma di Benedetto XVI, antologia Urania del 1978. (No, le pubblicità non valgono). Dopo un link che porta a Wikipedia e uno non funzionante, l’articolo termina con un link a un altro articolo sullo stesso sito: Papa Ratzinger, Benedetto XVI si dimette: chi sarà il nuovo Papa?; beh, c’era da attenderselo. Il primo link porta a una gallery chiamata Foto: Papa Ratzinger lascia, il suo pontificato. Al di là del fatto che quella virgola non è solo scorretta ma anche completamente irrazionale… sono novantuno foto di Ratzinger. No, non esiste. Io mi considero “proprio annoiata”, e preferisco dare forfait che spararmi 91 foto di Ratzinger. Spero si possa capirmi.

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Non sono stati i miei viaggi più pazzi, non le mie cadute migliori. Una volta ero finita sul sito privato di una sorta di prestigiatore locale di un paesino americano, altre volte in siti di strani designer… per citare un poeta del quale mi risentirete parlare con più frequenza di quanto io mi riprometta, Voi lo sapete, amici, ed io lo so. / Anche i versi somigliano alle bolle / di sapone; una sale e un’altra no. Ma provate a farvi bastare l’altro Benedetto XVI.

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(L’immagine è presa da qui.)

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